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Per non dimenticare: un ricordo di Dachau

Oggi a settant’anni dalla fine dell’Olocausto e in occasione della Giornata della Memoria vi devo dire che ho ancora estremamente viva nella mia mente la visita a Dachau.
Avevo 17 anni, ed ero in viaggio con la scuola, la mia maturità era quella di una ragazza di 17 anni che aveva in testa il suo gruppo preferito e altre cose frivole, ma appena si arriva a Dachau si vedono i binari che costeggiano il lager e viene subito spiegato che il treno una volta entrava nel campo. Questo è già sufficiente a imporre alla bocca di tacere e a far sanguinare il cuore, anche a una spensierata ragazza di 17 anni.
Poi si entra nel lager. Ormai non c’è più nulla in piedi, c’è una baracca/dormitorio ricostruita ma ricordo che c’è anche una baracca chiusa dove all’interno si vedono tanti oggetti di uso quotidiano che servivano ai prigionieri. E questo fa davvero male. Tanto. Ci sono ancora i forni e le camere a gas. E poi c’è quel famoso cancello con quella famosa scritta “Arbeit macht frei”  (Il lavoro rende liberi).
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Ricordo che pensai “Ma liberi da cosa? Perchè?”.
Il problema è che quelle persone innocenti il diritto alla libertà lo avevano già e ne sono state private con la violenza e la morte.
Come sia stato possibile tacere e permettere tutto ció io non lo so, non me lo spiego. Quello che so è che non bisogna dimenticare mai, perchè la memoria storica è corta e gli esseri umani tendono a ripetere gli stessi errori. Quindi non dimentichiamo il passato, mai, non solo nella Giornata della Memoria.

NEVER AGAIN

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