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Storia del Lago di Resia e come arrivare

Buongiorno Anime Erranti, oggi vi parlo della storia del Lago di Resia. Era da tanto tempo che volevo vederlo e finalmente, a fine del 2019 sono riuscita ad andare a visitare questo lago, famoso perché le acque hanno sommerso interi paesi, lasciando visibile solo il campanile della chiesa. Il campanile del lago di Resia  è quindi, per certi versi,  il simbolo della Val Venosta. La storia che c’è dietro a questa particolare attrazione turistica è però decisamente meno allegra, anzi, in un certo senso è una mezza tragedia.

Ma iniziamo per gradi, intanto vi dico dove si trova il lago e come raggiungerlo.

Lago di Resia: come arrivare

Il lago si trova nel comune di Curon Venosta. Per arrivare da Milano, o comunque da Sud, si deve prendere l’Autostrada del Brennero (A22) uscita Bolzano sud, e poi andare in direzione Merano con la statale. Quindi si prende la strada statale della Val Venosta.

Una volta arrivati nei pressi del lago, tenete presente che i parcheggi sono tutti a pagamento, ce n’è uno proprio davanti al lago che costa parecchio, in proporzione al luogo in cui ci si trova. Se però avete voglia di fare quattro passi a piedi, poco prima del parcheggio principale (venendo da Merano) c’è un parcheggio a disco orario che vi permetterà, se c’è posto, di parcheggiare gratis. Vi consiglio di verificare prima se c’è posto, altrimenti il costo del parcheggio è di 1 € all’ora.

 

Dal parcheggio più distante in nemmeno 10 minuti a piedi si raggiunge il lago; come vedete nella foto qui sotto la distanza è davvero minima. Il parcheggio a pagamento è invece proprio davanti.

Lago di Resia: il panorama

Una volta arrivati al lago vedrete spuntare il campanile dalle acque del lago. Inevitabilmente la prima reazione è di stupore e di allegria. Non è una cosa così comune… In inverno, nei mesi più freddi, potreste vedere il lago ghiacciato. In quel caso, un campanile che emerge dalle acque di un lago ghiacciato fa ancora più scena della versione non ghiacciata. Qui potete vedere la versione “frozen”.

Tuttavia, inizia ora la parte dolorosa. Il racconto di cosa è successo a questo paese per arrivare a quello che vediamo oggi.

La storia del lago di Resia

Durante l’impero austro-ungarico si pensò alla realizzazione di un lago artificiale per la produzione di energia elettrica. Il progetto rimase irrealizzato fino alla fine della Prima Guerra Mondiale, nel 1919. A quel tempo, si prese la decisione di dividere il Tirolo, assegnando l’Alto Adige all’Italia.

Nel 1920 si riprese quindi in mano il progetto di realizzazione del lago artificiale. Nel 1939 lo Stato concesse ad un consorzio la costruzione di una diga che avrebbe contenuto fino a 22 metri di acqua in altezza. Tuttavia, questo progetto prevedeva la cancellazione dei paesi di Curon e Resia. Per tale motivo il progetto venne abbandonato.  La popolazione si tranquillizzò e la vita riprese, almeno fino al 1947 quando fu annunciata la ripresa dei lavori.

Diritti degli abitanti lesi

Nel 1950, il progetto era praticamente finito. Le case vennero espropriate senza alcun risarcimento, o comunque i risarcimenti furono irrisori. In totale vennero espropriati 677 ettari di terreno, dei quali 523 erano di destinazione agricola. Vennero sommerse163 case (107 a Curon, 47 a Resia e 9 a San Valentino). A causa dei mancati risarcimenti, le conseguenze furono terribili: circa 150 famiglie si ritrovarono all’improvviso senza i loro mezzi di sussistenza, e, pertanto, una buona metá di loro fu costretta ad emigrare altrove e ricominciare da zero. A coloro che decisero di restare si assegnarono baracche di fortuna costruite in gran fretta all’inizio di Vallelunga.

Nell’estate del 1950 si compì la fine del progetto: il lago venne riempito formando un bacino di 6,8 km quadrati, lungo 6,5 km e largo 1,5 km.

Il lago oggi

Da quel momento, gli abitanti delle case sommerse non poterono più vedere le loro case, tranne in rare occasioni in cui il lago si svuota per manutenzione della diga.

Oggi, quando si arriva lì per la prima volta, non si immagina l’impatto che la creazione di questo bacino ha avuto sulla vita degli abitanti di questi paesi. La prima cosa che si fa è avvicinarsi alle rive e fare foto e selfie. Poi, guardandosi attorno si nota un modellino del lago in cui si racconta la storia di questa gente. A questo punto, alzando gli occhi verso il campanile, ci si chiede se era così necessario. Tuttavia oggi è così. Il campanile rimane a monumento di quel che è successo.  La Val Venosta è una nota destinazione turistica e questo lago è uno dei punti più visitati della valle.

Tuttavia se andate a visitarlo, non dimenticate la storia del Lago di Resia e quindi di dedicare un pensiero a tutte le persone che hanno perso tutto. Perchè sì, oggi il lago con il suo campanile sono molto pittoreschi, ma qualcuno ha pagato un caro prezzo e vale la pena ricordarlo.

Concludo aggiungendo che, grazie a due lettrici che hanno commentato qui sotto, ho scoperto che da questa storia è stato tratto un libro, Resto Qui di Marco Balzano. Sinceramente non conoscevo questo libro ma a maggior ragione, dopo aver visto con i miei occhi il lago, andrò a leggerlo. Intanto vi lascio il link se volete approfondire.

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8 pensieri riguardo “Storia del Lago di Resia e come arrivare

  • 27/01/2020 in 17:36
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    Non conoscevo la triste storia dietro il Lago di Resia. Ho sempre trovato il campanile che sbuca inquietante e infatti sapevo della costruzione della fuga ma nn che avessero lasciato la gente in mezzo a una strada. Poveracci… Spero di riuscire a vederlo presto… Siamo tornati da Bolzano proprio qualche giorno fa ma il poco tempo a disposizione non ci ha permesso di spingerci fino a qui…

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    • 27/01/2020 in 19:48
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      Conviene andare quando sei dalle parti di Merano. Ammetto che nemmeno io conoscevo la storia, io ho sempre trovato il campanile affascinante, ma davo per scontato che, come in altri luoghi, avessero espropriato remunerando correttamente. Qui invece purtroppo è stata una prova di potere bella e buona…

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  • 28/01/2020 in 12:02
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    Bellissimo articolo e completo nel racconto della storia. Pensa che nel nostro girovagare in Alto Adige non ci siamo ancora mai stati. Condivido il tuo articolo sulla nostra Pagina Facebook! Buona giornata!

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    • 28/01/2020 in 14:42
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      Grazie mille! Nemmeno io ci ero mai stata, nonstante frequenti l’Ato Adige da anni. Sicuramente quando si è in zona Merano vale la pena andarci.

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  • 28/01/2020 in 13:00
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    quel lago è nella mia lista desideri di viaggio da tanti anni. la storia è anche raccontata nel romanzo “Resto qui” di Marco Balzano, uscito un paio di anni fa e che vorrei leggere

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    • 28/01/2020 in 14:43
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      Dai? Non ho mai letto quel libro. Non sapevo che ci avessero fatto un libro. Mi informo!

      Rispondi
  • 28/01/2020 in 13:18
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    Hai mai letto il libro Resto qui di Balzano? È terribile e meraviglioso allo stesso tempo, uno dei migliori letti ultimamente. E la storia… é proprio questa.

    Rispondi
    • 28/01/2020 in 14:43
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      Me ne ha parlato poco fa Claudia nel commento rpima del tuo, non conoscevo questo libro. Vado a informarmi.

      Rispondi

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