Quei paesi in cui una foto ruba l’anima

Sui comportamenti poco rispettosi dei turisti si potrebbe scrivere un libro, sono molti e alcuni veramente fastidiosi ma personalmente ce n’è uno che mi fa ribollire il sangue, si tratta delle foto “rubate”. Soprattutto in quei luoghi in cui  si crede che “la foto ruba l’anima”. Spiego meglio questo concetto.

La foto ruba l’anima: motivi e credenze

Ci sono paesi del mondo in cui le credenze popolari sono ancora fortemente radicate. In questi paesi, soprattutto le donne, un po’ per pudore un po’ per convenzione sociale, non amano farsi fotografare. In alcuni luoghi addirittura si crede che una foto possa rubare l’anima.

La fotografia è vista come un sortilegio, una magia che intrappola l’anima nella carta fotografica. E’ una cosa che può sembrare ridicola, assurda, ma per le culture che ancora credono sia reale è una faccenda seria e va rispettata.

In realtà non è solo la carta fotografica, ma tutto quello che riflette l’immagine, come gli specchi, ad avere un potere: quello di catturare nell’immagine riflessa o stampata una parte dell’anima stessa di chi guarda lo specchio o si lascia fotografare. 

la fotografia ruba l'anima

In quali paesi si crede che la fotografia possa rubare l’anima

Ho fatto un elenco di paesi e popoli che credono che la foto possa rubare l’anima, un po’ per esperienza diretta un po’ per esperienze fatte dai miei amici e conoscenti, e ti invito a segnalarmi altri paesi in cui la foto ruba l’anima, se ne siete a conoscenza.

  • Etiopia
  • Marocco
  • Senegal
  • India
  • Zanzibar
  • Popoli Quechua delle Ande (Perù, Bolivia, Ecuador, Cile, Colombia e Argentina)
  • Il popolo Kuna di Panama
  • Alcune tribù di Nativi americani degli Stati Uniti e Canada
  • Zulu del Sudafrica

Rispetto

In generale, in tutte le popolazione aborigene del mondo, dove la cultura popolare è ancora (per fortuna) molto radicata e tra quelle che noi occidentali riteniamo più primitive (a che titolo non lo so) è ancora fortemente diffusa la credenza che la foto ruba l’anima.

Quindi, per rispetto di queste persone, chiedi sempre prima di fare una foto. Se la risposta è no, semplicemente rispettate il volere. Al massimo spendete un po’ del vostro tempo per tentare di creare un rapporto con quella persona, cercate di fargli capire che la rispettate in ogni caso.

E’ davvero brutto pensare di rubare una rapida foto e poi scappare via. Se non convincete la persona in questione rinunciate alla foto, anche se a malincuore.

Viaggiare significa soprattutto rispetto, sotto ogni sua declinazione. In ogni caso, il ricordo resterà vivo nella vostra mente, anche se non c’è una foto a testimoniarlo.

A proposito di foto, ti aspetto su Instagram!

18 thoughts on “Quei paesi in cui una foto ruba l’anima

  • Ti segnalo anche il Marocco…persino nelle super turistiche medine di Fes e Marrakech molti si nascondono dalle macchine fotografiche!

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      • ciao, anche a Zanzibar se si vanno a visitare i villaggi degli abitanti molti non vogliono farsi fotografare al contrario dei ragazzi nei villaggi turistici.

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        • Grazie! È davvero molto diffusa questa credenza, mi chiedo se nell’era dei social non sia anche un po’ vero!

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  • Concordo, è soprattutto una questione di rispetto, a maggior ragione se addirittura va contro la credenza, che comunque fa parte della cultura, delle persone.
    Io non “rubo” mai ritratti, al massimo sagome in controluce…non amo fare Street proprio per questi motivi, seguendo le indicazioni di Gilardi.

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    • La definizione stessa di ritratto, se non erro, richiede che la persona fotografata ne sia consapevole!

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      • Infatti. È anche vero che quando la persona non è consapevole di essere ritratta e quindi non si mette “in posa” il risultato è sempre qualcosa di straordinario, per la spontaneità e la semplicità…Ma che la fotografia colga l’anima ..oh se è vero! Per me coglie (non “cattura”, che è un termine che non sopporto anche se lo usano tutti) l’anima sia delle cose sia dei luoghi. E rivela anche e soprattutto l’anima di chi scatta la foto.?

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        • Tutto verissimo, pensando al lato filosofico e sentimentale delle foto. In questo caso specifico però, visto che queste popolazioni credono di rimanere intrappolate nelle foto, cattura è un termine che secondo me ci sta!

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  • Anche in Tunisia, nella zona di Matmata, vicino al deserto (zona di popolazioni berbere) dove le abitazioni sono nascoste nel cuore della terra e dove sono state girate scene del film “Star Wars” i tour operator ti invitano a fotografare solo una donna che è autorizzata a questo scopo. Di solito la si trova in un locale a parte di queste abitazioni, intenta a macinare grano.

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    • Meravigliosa Matmata ci sono stata quando ero piccola e il turismo in quelle zone iniziava appena

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      • Io ci sono stato nel 2003. Da Matmata ci passano i bus dei grandi tour operator con le loro orde di turisti indisciplinati ma anche chi vuole affontare il deserto con i fuoristrada.

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        • È cambiato molto purtroppo

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          • Presumo proprio di sì

  • Fino a pochi anni fa succedeva anche nei quartieri più popolari di Palermo. E andando a ritroso nel tempo immagino che il fenomeno si verificasse in tutta la città.

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    • immagino un po’ ovunque, non è un caso che spesso sia i popoli più semplici ad avere questa credenza. oggi con tutti i selfie che facciamo saremmo una generazione di senza anima! e chissà che un po’ non sia vero!

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  • Grazie per essere passata da me, mi fa piacere che ti sia piaciuto il mio articolo su Rango nel Trentino. Vedi alle volte non occorre andare molto lontano per scoprire paesi meravigliosi, come quelli che abbiamo in Italia. Anch’io non fotografo mai le persone, se prima non lo chiedo, solo per rispetto e in fondo anche per non catturarne l’anima.

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