fbpx

Viaggiare per lavoro: la verità dietro al mito

Buongiorno Viaggiatori, sono di ritorno da un viaggio di lavoro durato cinque giorni e vorrei appunto raccontarvi un po’ com’è viaggiare per lavoro.

Viaggiare per lavoro: la verità dietro al mito

Molte persone quando scoprono che viaggio per lavoro, mi invidiano e dicono quanto sono fortunata. Ammetto che anche io, prima di cominciare a viaggiare per lavoro, avevo un’idea decisamente poco realistica di cosa significa davvero farlo.

Chissà perchè pensavo che viaggiare per lavoro significasse avere la enorme fortuna di visitare luoghi “gratis”. Ma è davvero così?

Ragazzi, ormai siamo grandi, dovremmo saperlo che i sogni non sono reali… Quindi se pensate che viaggiare per lavoro sia una vacanza pagata, mi spetta, ahimé, l’ingrato compito di destarvi dal sogno.

Ecco qui infatti una serie di cose che succedono, realmente, durante i viaggi di lavoro.

Alzarsi molto prima dell’alba, rientrare a notte fonda

Ecco qui la prima triste verità. I miei viaggi di lavoro avvengono in giornata. Anche se la destinazione è Napoli e abito a Milano. Quindi la sveglia suona alle 4, corsa all’aeroporto per imbarcarsi su un aereo attorno alle 6, arrivo verso le 9, facco la mia giornata di lavoro, poi ripartenza attorno alle 17 e arrivo a casa alle 23. E il giorno dopo? In ufficio! Quindi si sono stata a Napoli, ma cosa ho visto? Assolutamente nulla!

Avere solo poche libere è una fortuna

Se mi segute da un po’, avrete notato che molti dei miei articoli hanno titoli tipo “Cosa vedere a Bologna in tre ore” oppure “Cosa vedere a Genova in mezza giornata“. Perchè? Perchè se sommo tutto il tempo che ho avuto per vistare queste città durante, udite udite, cinque giorni di trasferta, la somma fa esattamente tre o quattro ore. Triste? Sì moltissimo, ma è la dura verità dietro al mito del viaggiare per lavoro. Si va per lavorare, non per fare i turisti. Pensate che la scorsa settimana non sono mai uscita dall’albergo. Sono entrata lunedì sera e sono uscita venerdì sera. Un filino alienata.

Orari improbabili

Se non vi è bastato il fatto che si fanno delle levatacce improbabili, sappiate che non si va a letto sicuramente prima delle 23/23.30. Semplicemente perchè le lunghe giornate lavorative, spesso finiscono con altrettante infinite cene di lavoro. Se va bene, si sta tra colleghi, e quindi ci si può vestire casual, ridere e scherzare.  Se va male bisogna intrattenere clienti fingendo di non avere sonno, di non volere essere altrove e facendosi venire una paresi facciale a furia di ridere a battute di clienti che, onestamente, non fanno ridere nessuno. Insomma purtroppo l’attenzione non può mai calare.

Partire col trolley piccolo è impossibile

Questa affermazione dipende ovviamente dalla durata della trasferta. In genere però, considerando che viaggiare per lavoro significa di base fare PR, bisogna essere sempre vestiti in un certo modo. Considerando anche che si è fuori anche a cena, spesso in ristoranti di un certo livello, purtroppo non si può portare solo jeans e scarpe da ginnastica. Ovviamente questo si traduce in tanto spazio occupato e quindi nella necessità di imbarcare un bagaglio e relative attese ai nastri di consegna.

Overbooking, scioperi e coincidenze perse

Le aziende di solito usano compagnie di bandiera, proprio perchè le low-cost di solito non permetton a modifica dei biglietti. I meeting possono sempre variare all’ultimo a poter ricevere il rimborso è cosa buona e giusta. Tuttavia, volare con akcune compagnie di bandiera può voler dire affrontare overbooking, scioperi e ritardi tali da far perdere coincidenze. Almeno una paio di volte mi è successo di perdere la coincidenza. Se è già orrendo quando si vola per piacere, figuratevi quando la coincidenza fa perdere una importante riunione, che magari non si può riprogrammare il giorno dopo. Tutto molto fastidioso.

Se invece si usano i treni, vi assicuro che non va meglio. L’alta velocità non è assolutamente esente da ritardi, anche lunghi. Quindi alla fine, in viaggio comunque ci si annoia.

Qualcosa di buono nel viaggiare per lavoro c’è

Si mangia sempre bene e gratis, si dorme in alberghi di un certo livello, anche se di sfuggita qualcosa bene o male si riesce a vedere, anche se non sempre. Certo anche i viaggi di solito sono piuttosto comodi, soprattutto in treno. Sappiate ad esempio, che sulle Frecce in classe business potete richiedere la carrozza silenzio, nella quale è vietato stare al telefono o parlare a voce alta. Questo perchè in treno tutti telefonano per ore e se il viaggio dura più di un’ora e mezza può essere alquanto irritante sentire i fatti di lavoro di tutti i passeggeri.

In generale comunque credetemi, viaggiare per lavoro piace solo a chi non lo fa 🙂

Voi che esperienza avete in merito invece? Fatemi sapere!

Ti è piaciuto? Condividi per favore 🙂

4 pensieri riguardo “Viaggiare per lavoro: la verità dietro al mito

  • 21/01/2020 in 15:23
    Permalink

    anche io viaggio spesso per lavoro non vedendo quasi nulla. per fortuna i posti dove organizziamo le attività sono quasi sempre molto belli e comunque pur non avendo fatto la turista sono stata in luoghi che altrimenti non avrei avuto l’occasione di vedere in vita mia (e per di più, gratis).
    spesso mi piacerebbe poter aggiungere almeno una mezza giornata in loco per fare almeno un giro, ma col marito e il gatto che mi aspettano a casa finisco per salire sul primo mezzo di trasporto disponibile e addio 🙂

    Rispondi
    • 21/01/2020 in 17:33
      Permalink

      idem! purtoppo non è così bello come si crede ahimé! certo qualche volta qualcosa si riesce a vedere ma raramente…

      Rispondi
  • 23/01/2020 in 13:56
    Permalink

    Non avrei potuto dirlo meglio! Ho viaggiato tanti anni per lavoro e mi ritrovo in tutto quello che dici. A me scocciava soprattutto il fatto di poter andare in certe destinazioni che mi ispiravano tantissimo e non vedere NIENTE. Per esempio sono stata a Boston ma di Boston ho potuto vedere solo l’aeroporto e l’albergo. E il trolley! Spesso era di dimensioni enormi perché mi dovevo portare dietro il materiale promozionale: libri, depliant, ecc.
    Se poi a tutto ciò aggiungi il fatto che nove volte su dieci viaggiavo con quel despota del mio boss… Infatti dopo dieci anni così ho cambiato lavoro. Ora viaggio solo più per piacere e comunque molto meno, ma va decisamente meglio 🙂

    Rispondi
    • 24/01/2020 in 17:08
      Permalink

      ricordo bene i tuoi articoli sui viaggi di lavoro col capo, peccato però che hai cambiato lavoro, erano tanto divertenti a leggerli da fuori 🙂

      Rispondi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *